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Incontro con l’autore catanese Luigi Pulvirenti

Incontro con l’autore catanese Luigi Pulvirenti

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Martedì 12 febbraio ore 17,30
Corso Sicilia 91

presentazione del suo libro
Dorival di Bahia
Euno Edizioni
Introduce Carlo Lo Re

Cosa succederebbe se smettessi di girare la testa dall’altro lato? Se quella volta, invece di tirare dritto, ti fossi fermato a vedere un attimo, solo un attimo in più? Sono queste, insieme a molte altre, le domande che quasi ci si sente costretti a porsi dopo aver terminato “Dorival de Bahia”, seconda prova d’autore dello scrittore catanese Luigi Pulvirenti (250 pag, 14 euro, Euno edizioni).

Perché il phil rouge che tiene insieme la narrazione è la forza straripante del caso nelle vicende della nostra vita. Degli incontri casuali, più che del caso. Di quei momenti in cui il nostro destino incrocia quello di perfetti sconosciuti, ai quali spesso non attribuiamo nessun significato, quando invece potrebbero celarne molti, fi al punto di rimettere in discussioni equilibri consolidati o talmente labili da essere sul punto di disfarsi.

E di “necessità del caso” parla Pulvirenti, quando al termine del romanzo traccia una linea sul percorso accidentato di Andrea, il protagonista, quarantenne in crisi esistenziale che non riesce a fare i conti con la depressione, la scimmia pazza che ogni notte arriva a tormentargli l’anima con il ricordo dell’amico Sergio, morto per causa sua in un incidente stradale. La sua vita scivola su un piano inclinato dove tutto sembra accelerare verso il tonfo finale: il matrimonio con Laura, il lavoro da affermato lobbista, a Roma, la sua cerchia di amici di Catania, unico argine tra i comportamenti di Andrea e lo strapiombo. Fino a quando…irrompe in punta di piedi Dorival, apparente musicista vagabondo brasiliano, muto, che comunica solo attraverso post-it.

Dorival riesce a rimettere ordine nella vita di Andrea, e dopo averlo fatto, mostrando a tratti delle capacità messianiche, scompare, misteriosamente, così come misteriosamente era apparso.

Ma è proprio Dorival, della cui vera identità Andrea verrà a capo solo mesi dopo la sua scomparsa, a sovvertire lo schema della casualità che tutto domina nella vita con un messaggio, semplice, affidato ad Andrea quando questi si mette nelle mani dell’amico, perché gli indichi la strada verso la salvezza:” Sei tu ad attribuire un senso agli incontri che fai, e tu a decidere se tornare o meno ad arare il terreno che hai abbandonato all’incuria.” Un invito a navigare tra i flutti senza abbandonare gli ormeggi andando incontro ai marosi, rassegnati. Il tutto accompagnato da una scrittura che scorre leggera anche quando cede all’intellettualismo e al gusto per la citazione, con il sottofondo delle armonie che trasudano nostalgia e panorami tropicali propri della bossanova e del samba, passione condivisa da Dorival e Andrea.

E se il valore salvifico della musica è un cliché della produzione di Pulvirenti (che nel primo romanzo, “D’Estate i Temporali”, aveva raccontato l’epopea rock della Catania anni ’80), specifico di Dorival è il tema dell’interpretazione dei segni del tempo: capacità che Andrea ha smarrito ma che diventa il motore dei gesti, delle azioni, dei silenzi e delle ambiguità di Dorival.

Ed anche lo schermo dietro il quale si cela il mistero della vera identità, di Dorival de Bahia (in parte rivelata dalla dedica del romanzo, a Leonardo Boff, Oscar Romero e Gustavo Gutierrez), un uomo che “potrebbe stare in testa ad un esercito dando l’impressione di non vedere l’ora di consegnarsi al nemico.”