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Il rapporto fra diritto e letteratura

Il rapporto fra diritto e letteratura

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Venerdì 8 febbraio ore 17,30
Corso Sicilia 91

Incontro con
Vincenzo Vitale

presentazione del suo libro
Diritto e letteratura
La giustizia narrata
Prefazione di Antonio Di Grado
Sugarco Edizioni

Introducono il Prof. Sergio Cristaldi
e il Preside Giuseppe Adernò

Gli studi sul rapporto fra diritto e letteratura, fioriti soprattutto in area anglosassone, da qualche anno interessano molto anche i giuristi italiani. La letteratura non si limita a porsi in una situazione di semplice «rapporto» con il diritto (al pari di altre esperienze umane quali l’economia o la psicologia), ma propizia una vera «palingenesi» del diritto, consentendogli di ritrovare dentro di sé quella esigenza di giustizia che da alcuni decenni a questa parte sembra quasi dimenticata da parte della prevalente cultura giuridica europea (ma non dall’esperienza umana). In questo senso, la letteratura svolge per il giurista una funzione fondamentale, perché, aiutandolo a riscoprire la giustizia quale verità del diritto, lo induce a orientarsi verso l’unica dimensione davvero ineludibile per lui (che altrimenti perderebbe se stesso) e per il mondo (abbandonato alla violenza dell’ingiustizia). Attraverso l’esplorazione originale di alcune delle più affascinanti pagine di grandi autori della narrativa mondiale, questo libro permette, da prospettive diverse (il giudice, l’avvocato, l’accusa, la grazia, la colpa, il perdono…), di toccare con mano come al di là di ogni forma di nichilismo o relativismo propagati dalla cultura contemporanea, il diritto, privato della giustizia – suo principio costitutivo –, rischi di trasformarsi in una arbitraria e pericolosa forma di esercizio del puro potere, strumento di sopraffazione dell’uomo sull’uomo. «I saperi umanistici oggi languiscono nell’irrespirabile segregazione dei reclusori disciplinari, le cui frontiere sono vigilate da arcigne sentinelle accademiche, avverse a sconfinamenti, incursioni, agnizioni, contaminazioni. Vitale salta tali recinti con la destrezza e l’eleganza con cui Guido Cavalcanti saltò al di là delle arche del Battistero fiorentino per sottrarsi ai suoi beffardi giudici. E tra diritto e letteratura inscena un dialogo denso di reciproci interrogativi, di provvisorie ma innovative risposte. Fino a intonare un panegirico della letteratura che offre nuovi spunti e moventi a chi come me per professione (e per vocazione) se ne occupa » (dalla Presentazione di Antonio Di Grado).

Vincenzo Vitale, allievo di Sergio Cotta e Francesco D’Agostino, studia Filosofia del diritto presso le Università di Catania, ove si laurea in Giurisprudenza, e di Roma. Vince il concorso in Magistratura ove prestan servizio per diversi anni: oggi esercita la libera professione fra Catania e Milano. Ha al suo attivo oltre sessanta pubblicazioni su riviste giuridiche specializzate.
Docente presso l’Università di Catania, la Cattolica di Milano e quella di Piacenza, ha redatto diverse voci per un Lessico di Teoria generale del diritto. Attualmente, tiene un corso presso l’Università di Roma (Tor Vergata) per il Dottorato in «Storia del Diritto e Teoria del diritto europeo», dedicato al tema «Diritto e Letteratura».
Già vicecapo di gabinetto presso il Ministero di Grazia e Giustizia e componente della Commissione per la lotta contro le tossicodipendenze presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è componente del Consiglio Centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, sezione di Catania. Giornalista pubblicista, collabora con alcune delle principali testate nazionali ed ha al suo attivo oltre mille editoriali. Per Sellerio ha pubblicato In questa notte del tempo; per Sugarco Volti dell’ateismo. Mancuso, Augias, Odifreddi. Alla ricerca della ragione perduta. Sposato con Angela Rita, medico chirurgo, ha due figli: Aldo, laureato in Giurisprudenza, e Paolo, laureato in Architettura.